Se vi capita di cercare dei post con argomento Lorenzo Cremonesi, per es. su blogbabel, noterete che nell’arco di un paio di giorni il giornalista viene elogiato in rapida successione da entrambi i versanti della discussione sui fatti di Gaza, per il coraggio dimostrato nel raccontare senza filtri e in presa diretta la situazione sul campo.
Cremonesi ha scritto dei reportage dalla striscia, credo nel nord, mentre le operazioni militari erano ancora in svolgimento, come uno dei pochi giornalisti presenti in loco nonostante il divieto di ingresso alla stampa. Come per esempio questo.
Poi Cremonesi a cessazione degli attacchi avvenuta e alla riapertura degli accessi dall’esterno ha continuato la sua attività sempre come uno dei primi ad entrare credo a Gaza City.
In questa seconda fase ha scritto un articolo clamoroso, che è all’origine di quel ribaltamento delle simpatie che segnalavo all’inizio. Potendo finalmente raccogliere liberamente le voci degli abitanti, dà conto di una serie di testimonianze anonime che descrivono uno scenario molto diverso da quello che è apparso sulla stampa internazionale e che sembra confermare alcune delle affermazioni rese da parte israeliana, in un caso superandole. Tanto per cominciare il numero delle vittime dichiarate potrebbe essere inaccurato e gonfiato, gli confidano una fonte medica anonima e alcuni giornalisti locali. La sensazione che i numeri non tornino, dice il giornalista, è anche immediatamente percepibile da una rapida perlustrazione degli ospedali, che non sarebbero tutti stracolmi di feriti come in una situazione coerente con le cifre di distruzione dichiarate, anzi.
Cremonesi riporta poi dichiarazioni riguardo il clima di intimidazione e omertà provocato da hamas, l’impiego di ragazzi molto giovani come militanti armati che provocano anche volontariamente la reazione dell’esercito israeliano sui civili, la collocazione di basi di lancio dei razzi sui tetti delle case, l’apertura del fuoco dai pressi di installazioni civili e ospedali allo scopo di attirare la risposta dei soldati e provocare un caso, l’efferato regolamente di conti con i sostenitori di al Fatah approfittando della confusione.
L’articolo è clamoroso, in particolare sul numero delle vittime che viene detto potrebbero ammontare solamente alla metÃ
, sulle 500-600, in contrasto con il consenso unanime fino a quel punto: saremmo in presenza di una scoperta esclusiva del quotidiano italiano. Io l’ho letto il giorno della pubblicazione e ho controllato nei giorni successivi se emergevano altre conferme parallele delle indiscrezioni raccolte.
Niente di tutto questo. Il conteggio del ministero della sanità della striscia che registra i dati dagli ospedali, l’inchiesta indipendente del Palestinian center for human rights, la lista di nominativi compilata dall’esercito israeliano e la valutazione che su questi cifre hanno elaborato gli organismi internazionali, differiscono tra di loro, ma smentiscono nettamente quanto affermato dal Corriere. Che diviene nell’articolo di Cremonesi la fonta autoritativa della notizia, riportata da vari giornali nel mondo.
Mi sembra che la vicenda si avvii ad essere in qualche modo archiviata, la smentita di quella sparata sui numeri è stata riportata da qualcuno anche in Italia, qui Gennaro Carotenuto con giornalismo partecipativo, le cose vanno e vengono ognuno riprende gli articoli che più lo accontentano nelle sue convinzioni e poi tutto bene o male passa. Cremonesi ha anche scritto una precisazione di rettifica, scopro oggi, a risposta immagino dell’attenzione che ha suscitato all’estero.
A me sembra onestamente tutto un po’ troppo semplice, vista l’importanza che l’informazione ha nella copertura di eventi come questi e nella formazione delle opinioni.